venerdì 24 febbraio 2012

CAPITOLO QUINTO


Nel momento in cui lasciò Jeremy nella sua stanza, Lexi decise di tornare di sotto, per godersi un attimo di tranquillità di cui non godeva ormai da troppo tempo. Non aveva molto su cui sperare, in realtà. Il lavoro non c'era e le bollette erano qualcosa di cui non riusciva a liberarsi. La sua vita stava andando a rotoli e quel che voleva era solamente riuscire a rialzarsi. 
Ma qualcosa sconvolse la sua quiete temporanea. Dei rumori di cocci rotti attirarono la sua attenzione da piano di sopra, dove suo figlio aveva appena preso sonno. Alzò la testa verso quella camera, come se potesse quasi intravedere cosa stesse accadendo in quella stanza,ma il suo istinto le diceva che non era nulla di buono. 
La corsa verso di essa sembrava quasi un interminabile cammino, quasi una via crucis, come se non riuscisse a raggiungerla per tempo, come se qualcosa la bloccasse, come se il tempo stesso si fosse fermato, bloccando i suoi passi pesanti.

Day 4-8


Aveva continue sensazioni di odio appiccicate alla pelle, come un foglio di carta che si attaccava alle scarpe, quando si calpesta una strada ormai inumidita dalla rugiada del mattino. E quello stesso odio che provava era solamente rivolto a sé stessa, alla sua vita, alle scelte che aveva intrapreso che l'avevano condotto lì dove era in quel momento e dove cominciava a sentirsi a suo agio, perchè sapeva di meritarlo più di quanto non avesse mai meritato altro.
Il suo amico demone, Ab, era sparito all'improvviso, lasciando solo il suo odore zolfato particolare che lo distingueva dagli altri, un misto di voglia di libertà , miscelato alla voglia di morire, a quella di levarsi di dosso i panni di un'esistenza forzata in un luogo maledetta da Dio e dagli uomini. Un luogo dove le fiamme non facevano altro che alimentare, come la benzina i sensi di colpa di chi lo abitava.
Quella paura maledetta che si integrò con il resto, fecero svegliare Lexi da un torpore che l'aveva sopraffatta per un attimo, assorta nei suoi pensieri e in quelli che l'avevano tenuta all'oscuro di ciò che veramente le stesse ruotando attorno.
Si sedette a terra, esausta, con la speranza di ritrovare un pò di forza, quella forza che l'aveva però contraddistinta negli anni, dei quali si erano servite molte persone a lei care, le quali però avevano ricevuto anche sofferenza, nel conoscerla, nell'averla frequentata. Perchè quel giorno non aveva deciso di morire? Perchè non avevano lasciato che quel cancro al cervello avesse solo compiuto il suo corso, senza alterare gli stabili equilibri di una natura assassina? Alterare il destino voleva dire mettere in gioco sé stessi e le vite di chi ci circondiamo e questo non aveva fatto che accadere a Lexi, il cui senso di colpa la stava logorando proprio nel luogo dove avrebbe dovuto finire morta.
Il caldo insopportabile la rendeva sempre più debole e il fatto stesso di non poter usare le sue doti di strega le fecero aprire gli occhi su quanto in realtà lei fosse fragile di suo, senza poter usare un'arte di cui si era appropriata indebitamente. Un'arte che non era mai stata insita in lei, ma della quale aveva usufruito più volte e che, con molte probabilità, si stava facendo pagare per tutto quello che aveva fatto per lei, sino a quel giorno.

-Che c'è? Smarrita sulla diritta via, streghetta?Vedi devi pensare solamente ad una cosa. Questa strada verso la salvezza te la meriti davvero oppure no? Io penso che infondo al tuo cuore ,Lexi, sai già la risposta, la sappiamo entrambi. Quindi perchè non la smetti di lottare contro una realtà che va ben oltre quello che è meglio per te e cominciare a pensare a quanto valga davvero la pena tornare in superficie e far soffrire i tuoi cari con la tua presenza?
Sai, tuo figlio ormai è cresciuto, sa badare a sé stesso e sta vivendo una vita, lontano da te, che forse era la stessa che avevi sognato tu di vivere, una vita normale lontano da questo schifo. Tu devi rimanere qua, lontano da chi sta cercando di andare avanti, perchè il destino del mondo è legato alla tua scelta.-

Lucifero, apparso dal nulla, di fronte ai suoi occhi, con lo sguardo di chi tentava davvero di consolare qualcuno, di sbattere una cruda realtà di fronte a chi stava soffrendo col pensiero di essere solo un male per gli altri, infierendo , come piaceva a lui. Si mise di fronte a lei, in ginocchio, alzandole il viso ormai sporco di zolfo e fumo, un viso schiacciato dalla stanchezza e lo sguardo provato da quel che aveva visto sino a quel momento.
Se solo ci fosse stato qualcuno che avesse potuto confermare il contrario, se solo qualcuno avesse potuto dire "Lexi, tu sei fondamentale per qualcuno, per chi ti ama, non sei la nostra disgrazia, ma la nostra salvezza, allora sì che avrebbe preso il coraggio e le energie necessarie per alzarsi e prendere quel figlio di puttana a calci in culo come meritava.
Ma non c'era nessuno. E nessuno sarebbe arrivato.

-Smettila di tormentarti e ricorda che ti mancano pochi giorni. Se non ti sbrighi...sai già quale sarà la punizione ovvero la tua salvezza-

E scomparve esattamente nello stesso modo in cui comparve, senza lasciare traccia, solo il ricordo di alcune parole che le mozzarono il fiato, tanto da non poter nemmeno replicare, per quanto fossero veritiere.

-Lexi? Hey svegliati Lexi! -

Una scossa molto forte le arrivò dritta sulle spalle, qualcosa la stava agitando, mentre si era addormentata su quello scoglio rovente, che non le procurava più eccessivo fastidio. Sembrava fosse passata un'eternità dall'ultimo momento in cui ricordava di esser stata sveglia e in realtà erano passati ben tre giorni, da quando Lucy aveva deciso di farle visita. Il tempo là sotto aveva un modo di scandire differente da quello terrestre, per non parlare del fatto che il re dell'inferno era libero di modellarlo a suo piacere, così aveva pensato bene di accelerare il tutto.
Gli occhi della strega si aprirono lentamente, cercando di intravedere chi fosse quel viso che le si era appiccicato così vicino tanto da sfiorare le sue labbra contro quelle della donna. 
Un balzo la fece tirare più su col busto, appoggiando le sue mani intorpidite e formicolanti sul terreno secco dell'inferno, notando qualcuno di fronte a sé che le dava particolarmente da pensare.

-E tu? Che cazzo vuoi da me? No, no lasciami stare, non voglio vederti! Vai via! Da quanto sei qui all'inferno? Ma...no non può essere!Tu...

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